E’ un quadro politico-elettorale, quello delineato da Supermedia Youtrend/Agi, inserito all’interno di una cornice che vede in costante calo la Lega di Matteo Salvini, malgrado rimanga sempre il primo partito politico italiano. Lorenzo Pregliasco, cofondatore di Youtrend presenta, nel video che segue, per la trasmissione Omnibus di La7, il sondaggio elettorale della settimana del 23 aprile.
Quattro i partiti sopra gli altri, tutti molto vicini dopo la discesa della Lega e la crescita di FdI, con Italia Viva di Renzi sotto il 3% e Azione di Calenda che perde lo 0,2 per cento, recuperato, invece dal Partito democratico. Forza Italia risale lentamente dello 0,1 e il Movimento cinquestelle perde lo 0,1.
Un dato che ha molto il sapore “bulgaro”, ma che delinea un quadro chiaro in quel mondo variegato che è il pianeta cinquestelle. Il tributo esce fuori come un coniglio da un cilindro: un sondaggio di Demos&Pi e Demetra, commissionato dal giornale La Repubblica, dà in modo incontrovertibile una tendenza: per il M5S deve essere l’ex premier Giuseppe Conte a guidare il movimento.
E’ il 62 per cento degli elettori cinquestelle intervistati, infatti, che incorona Conte a capo politico della creatura di Grillo. Secondo l’indagine tra la maggioranza dei grillini si preferirebbe che il movimento venga messo in mano a “un nuovo leader o capo politico”, in contrasto con quanto stabilito dall’ultima votazione sul tema avuta sulla piattaforma Rousseau, che aveva deciso, invece, la creazione di un “direttorio a 5” per sostituire l’uomo solo al comando. “Solo” il 37% degli intervistati concorda con quanto deciso lo scorso 17 febbraio.
Dunque, la risultante di questa analisi demoscopica è che dopo Giuseppe Conte, per i grillini ci sarebbe il nulla. Tra gli altri esponenti di spicco, al secondo posto c’è l’ex capo politico e attuale ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che però raccoglie soltanto il 6% delle preferenze come nuovo volto alla guida di M5S. Seguono col 3% del gradimento Alessandro Di Battista, che però si è dissociato dal Movimento da quando quest’ultimo ha deciso di entrare nella maggioranza a sostegno di Mario Draghi, il garante Beppe Grillo e l’attuale capo politico Vito Crimi, che sta traghettando il partito verso il nuovo consultorio.
Inoltre, è stato chiesto agli elettori di M5s e Pd come vedrebbero una eventuale coalizione sistematica tra le due forze. Il 34% dei grillini e il 40% dei dem pensa che i partiti dovrebbero presentarsi alle elezioni coalizzati, la soluzione “continuare ad essere alleati senza formare una coalizione” piace al 39% dei “gialli” e al 30% dei “rossi”.
Infine, alla domanda se “il M5S è di sinistra”: il 23% degli elettori del movimento cinquestelle ha dichiarato di ritenersi “di sinistra”, mentre il 27% si è detto “di centrosinistra”. La maggioranza però, al 29%, ha affermato di non essere “né di destra né di sinistra”, mentre solo il 5% si ritiene vicino alla destra.
A questo punto è chiaro che il progetto dell’avvocato del popolo: e cioè quello di costruire un nuovo soggetto politico, di cui molto si era sentito parlare e su spinta, sembrerebbe di entità ecclesiali, parrebbe davvero ormai destinato a finire in soffitta. Anche perchè la vera partita, di un’eventuale premiership, si giocherebbe nel 2023 nella complicata scelta del candidato del centro sinistra. E tutto, ovviamente, Enrico Letta permettendo.
Secondo l’ultimo sondaggio Ixè, la Lega si è stabilizzata al 23% e mantiene la prima posizione anche grazie al momento negativo del PD. Il maggiore partito di Csx subisce infatti la crisi di governo e perde mezzo punto.
Vanno invece in parallelo e su percentuali vicine – 15,8 e 15,4 per cento – FdI e M5S: -0,2 per entrambi la scorsa settimana. Continua l’ottimo momento di FI, che prosegue ormai da ottobre, ma la crescita più vistosa di questa rilevazione Ixè è quella di Azione, che quasi raddoppia i voti passando dal 2 al 3,7%: Calenda sembra giovarsi della posizione di spettatore critico della crisi di governo.
Azione ruba consensi agli altri partiti liberali; calano così Italia Viva, che non trae giovamento dalla caduta dell’esecutivo causata dal proprio fondatore, e +Europa. Bene invece i Verdi e la Sinistra, giù gli “altri”.
E’ uno scenario che, ovviamente, contempla diverse variabili. Prima tra tutte: la nuova legge elettorale che, come da rituale, viene sempre fuori dal cilindro a ridosso di ogni competizione. Quindi ancora lontana dal prendere corpo se consideriamo che con molta probabilità si andrà a votare nel 2023. E non indifferente, anche, la riduzione dei parlamentari che andrebbe ad incidere in modo marcato sulla nuova composizione del Parlamento.
Ma veniamo ai dati che sono stati realizzati e analizzati dal sondaggista Nando Pagnoncelli per il Corriere.it. La simulazione del nuovo Parlamento è stata effettuata utilizzando i dati provenienti da 33.300 interviste realizzate da Ipsos tra il 10 settembre e il 16 dicembre 2020, ponderati allineandoli alle tendenze di voto più recenti. L’analisi è basata sulla legge elettorale attuale, convenzionalmente denominata Rosatellum. La conformazione dei collegi maggioritari (147 alla Camera e 74 al Senato) è stata effettuata accorpando collegi limitrofi. La ripartizione dei collegi vinti da ciascuna coalizione tra i differenti partiti coalizzati è stata fatta ipotizzando una suddivisione delle candidature che tenga conto sia del peso elettorale nazionale di ciascun partito coalizzato, sia del peso elettorale relativo a ciascuna area geografica cui appartiene il collegio.
Inoltre, la simulazione sui seggi ottenibili nella parte proporzionale è stata effettuata sulla base delle norme previste dalla legge vigente: considerando quindi le intenzioni di voto rilevate a dicembre, Azione, Italia viva e Sinistra italiana/Leu parteciperebbero alla ripartizione dei seggi assegnati con metodo proporzionale alla Camera, ma non al Senato. Infine, l’attribuzione dei seggi «estero» tiene conto di quanto avvenuto in occasione delle elezioni precedenti e delle tendenze di voto rilevate in Italia.
La simulazione si basa su due ipotesi di offerta politica: il primo scenario prevede la tripartizione tra centrodestra (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e liste minori del centrodestra), centrosinistra (Pd, Si/Leu, Iv, Azione e liste minori del centrosinistra) e Movimento 5 Stelle; il secondo considera la contrapposizione tra centrodestra e una coalizione tra le quattro forze che sostengono il governo Conte 2. Entrambi gli scenari ipotizzati attribuiscono la maggioranza al centrodestra: nella prima ipotesi con 222 seggi alla Camera (di cui 106 assegnati alla Lega) contro 123 stimati per centrosinistra (di cui 84 vanno al Pd) e 51 al M5S. Analogamente al Senato il centrodestra prevarrebbe con 115 seggi, contro 58 per il centrosinistra e 23 per i 5 Stelle. Nella seconda ipotesi il vantaggio risulta più contenuto (212 seggi alla Camera e 109 al Senato).
Dunque, i giochi sono chiusi? Non proprio, per almeno due motivi: innanzitutto nei collegi uninominali i rapporti di forza tra le coalizioni presentano ampi margini di incertezza, basti pensare che nel primo scenario i collegi contendibili (nei quali la distanza tra le prime due posizioni è inferiore al 5%) sono 55 su 147 e nel secondo 33. In secondo luogo, la simulazione tiene conto degli orientamenti di voto più recenti, quindi con l’incognita dell’offerta politica e delle possibili alleanze, e in assenza di una campagna elettorale che può risultare decisiva nello spostare consensi. Le incognite sono dunque molte, a partire dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria e della situazione economica. E, lo ribadiamo ancora una volta, i sondaggi non sono un oracolo, rappresentano una fotografia della situazione attuale, non la previsione dell’esito finale.
Scenario tutto in divenire quello che emerge dal sondaggio elettorale commissionato dal Corriere.it, all’Istituto Ipsos di Nando Pagnoncelli.
Il centrodestra, pur con trend differenti dei tre partiti, si mantiene saldamente in testa nelle preferenze degli elettori attestandosi nel complesso al 48,8%, La sinistra e il centrosinistra raggiungonoinveceil 32,9% e le quattro forze della maggioranza si collocano al 42,2%. Dunque, i rapporti di forza tra le aree politiche rappresenta uno dei pochi elementi che non hanno subito modifiche in questo anno in cui è cambiato quasi tutto.
Da ultimo, gli orientamenti di voto. I dati più significativi sono rappresentati dalla flessione della Lega che, pur mantenendosi al primo posto con il 23,5% dei consensi, perde il 2% rispetto a novembre, nonché dall’aumento di Forza Italia che raggiunge il 9,3% (+1,3%), il valore più elevato dal giugno dello scorso anno, e dalla crescita del M5S (+1%) e di Fratelli d’Italia (+0,5%), appaiati al 16%. Da notare anche l’allineamento al 3% di tre forze politiche: Sinistra Italiana, Italia Viva e Azione. Indecisi e astensionisti si mantengono al di sopra del 40%, un dato che deve dar riflettere.
Nello scenario politico di dicembre si evidenzia un dato inusuale, rappresentato dal calo di popolarità dell’esecutivo a fronte di una ripresa di apprezzamento per il presidente Conte. L’indice di gradimento del governo, infatti, arretra di 3 punti rispetto a fine novembre, attestandosi a 49, il dato più basso dal conclamarsi della pandemia, mentre l’apprezzamento del premier (57) fa registrare un aumento di 2 punti, invertendo il trend negativo iniziato ad ottobre.
In realtà il diverso andamento dei consensi è meno contradditorio di quanto si possa pensare: il governo sta attraversando una fase molto critica, caratterizzata da forti tensioni interne. Da diverse settimane l’indicatore di coesione delle forze della maggioranza è in flessione e le divisioni interne sono vissute dai cittadini come mere questioni di potere, assai lontane dai problemi del Paese. Insomma, è la «politica politicante» che prevale sugli interessi generali.
Il premier Giuseppe Conte
Fa da contraltare il profilo istituzionale che il presidente Conte fin dal suo primo mandato è riuscito a ritagliarsi: non è considerato un politico, non appartiene ad un partito, dall’inizio della legislatura ha presieduto due governi composto da forze politiche diverse. A ciò si aggiunge l’aspettativa degli elettori della maggioranza che Conte sappia ricomporre le fratture per garantire la continuità dell’esecutivo. È un’aspettativa che gli consente di mantenere molto elevati i livelli di fiducia e di consenso tra i dem e i pentastellati.
In questo contesto si attribuisce più al governo che al premier la responsabilità delle diverse misure adottate negli ultimi due mesi per contenere il rischio dei contagi. Si tratta di misure che, a differenza di quanto avvenne nella primavera scorsa, sono giudicate da molti cittadini ondivaghe, troppo o troppo poco restrittive (non dimentichiamo che il paese è diviso riguardo alla pericolosità del virus: prevalgono i preoccupati ma una robusta minoranza tende a ridimensionarne la portata) e stanno suscitando reazioni di disorientamento e di vera e propria insoddisfazione.
Il sondaggista Nando Pagnoncelli
Quanto al gradimento per i principali esponenti politici e i capidelegazione, rispetto a novembre si registra il controsorpasso di Speranza (indice 36, in aumento di 1 punto) su Giorgia Meloni (34, in flessione di 2); al terzo posto Salvini (31, in flessione di 2), quindi Zingaretti, stabile a 29. Nella rilevazione di questo mese abbiamo considerato anche i leader delle forze politiche minori. I risultati che li riguardano sono fortemente influenzati dal diverso livello di conoscenza e dalla loro visibilità mediatica: vale la pena ricordare che l’indice di gradimento viene calcolato escludendo chi non conosce l’esponente politico e coloro che non sanno esprimere un giudizio. Ebbene, tra le new entry si sottolinea il quinto posto in graduatoria di Calenda (28) e i risultati di Bonino, Fratoianni e Toti, appaiati a 25, che incalzano Franceschini, Di Maio e Berlusconi che si attestano a 26.
Ovviamente il 2023, scadenza naturale del Parlamento, è ancora lontano e le dinamiche future, tra cui l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica che avverrà nel 2022, sicuramente saranno il perno per nuove alleanze, che potrebbero anche essere diverse dal “naturale” modello, tracciato dal cosiddetto bipolarismo.
Sono settimane difficili per il nostro Paese che si ritrova a fare i conti con le misure restrittive rese necessarie dall’aumento dei contagi. Si avverte una forte attenuazione del senso di concordia e di coesione che aveva caratterizzato la fase più acuta dell’emergenza nella scorsa primavera. La speranza di uscire dal tunnel è venuta meno e ha lasciato spazio al malcontento che si riflette sull’apprezzamento dell’operato del governo e del presidente Conte. Infatti, l’indice di gradimento, pur mantenendosi elevato, fa registrare una brusca flessione: rispetto al mese scorso diminuisce di 7 punti sia per l’esecutivo (da 62 a 55), sia per il premier (da 65 a 58). Il calo è maggiore tra le categorie più interessate dai provvedimenti restrittivi (commercianti e artigiani) e tra i ceti più esposti agli effetti della crisi economica, come i lavoratori con contratto a termine e i giovani disoccupati nonché, come era lecito attendersi, tra gli elettori del centrodestra.
Il clima influenza anche le valutazioni sui leader e i capidelegazione: con l’eccezione di Giorgia Meloni che vede aumentare di un punto il proprio indice di gradimento, raggiungendo il primo posto a pari merito con il ministro Roberto Speranza, gli altri esponenti fanno segnare una flessione o tutt’al più un dato stabile. Il calo risulta più accentuato per Di Maio (-5), per ragioni riconducibili alle divisioni interne al M5S, Speranza (-3) a causa della forte ripresa del Covid, Bellanova (-3) e Bonafede (-2), meno visibili nelle ultime settimane, e Renzi (-2) che scende tra gli elettori della maggioranza a seguito delle critiche al governo. Quanto agli orientamenti di voto, si osservano alcune variazioni di rilievo, a partire dal calo del M5S (-2,7%) che viene appaiato al terzo posto da Fratelli d’Italia con il 15,9%. In testa si conferma la Lega con il 24,5% (+0,5%), seguita dal Pd con il 20,7%, in crescita di 1,4%. Al quinto posto Forza Italia che si attesta al 7,9%, in aumento di 1,1%, il risultato migliore degli ultimi 13 mesi. A seguire le forze politiche vicine al 3%: Azione (3%), Italia viva (2,9%) e Leu (2,8%), quindi +Europa (2,3%) e Europa Verde (1,9%). La quota di astensionisti e indecisi cresce di 1,1% e ritorna sopra al 40%.
Nel complesso i tre partiti del centrodestra ottengono il 48,3% delle preferenze, la sinistra e il centrosinistra si fermano al 33,6%, mentre le quattro forze della maggioranza si attestano al 42,3%. Insomma, il lockdown dei mesi scorsi aveva ottenuto maggiore consenso perché riguardava tutti, mentre i provvedimenti selettivi creano scontento ed evidenziano la frattura tra i ceti «garantiti» e quelli «non garantiti». Non solo, nei mesi scorsi la stragrande maggioranza dei cittadini si mostrò refrattaria alla caccia alle streghe, mentre oggi una larga parte non lesina critiche per la situazione del trasporto pubblico, della scuola, per la mancanza di posti in terapia intensiva, perché non siamo stati in grado di farci trovare pronti di fronte alla seconda ondata. Le proteste di piazza, per quanto minoritarie e al netto degli infiltrati, sono il sintomo di una tensione sociale che cresce e rischia di propagarsi quanto il Covid erodendo il clima di fiducia di cui oggi più che mai ci sarebbe bisogno per contrastare la crisi.
Una decisione molto probabilmente sofferta ma dettata dai numeri dei contagi che in Puglia salgono inesorabilmente. Un atto che sicuramente innescherà una dura polemica con la ministra della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina, che ha più volte affermato che il focolaio del covid non “nasce” nelle classi scolastiche.
“Abbiamo dovuto prendere una decisione difficile quella di sospendere la didattica in presenza in tutte le scuole di ogni ordine e grado”. Lo ha annunciato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, su Sky Tg24 durante la trasmissione “I numeri della Pandemia”. “Nelle scuole primarie abbiamo numeri pesantissimi, restano escluse dal provvedimento le scuole per l’infanzia, dove la frequenza non è obbligatoria”.
“Ed è stato ampiamente verificato e confermato – ha concluso il governatore pugliese – che l’aumento dei contagi è coinciso con la riapertura delle scuole”.
E’ un Davide Faraone senza peli sulla lingua, capogruppo al Senato del partito di Renzi ed ex esponente siciliano del Pd, che si scaglia contro Salvini e Meloni con un duro post su facebook.
“Salvini e la Meloni – si legge sul suo profilo social – dovrebbero ripetere questa frase del nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella almeno tre volte al giorno: “il vero nemico di tutti è il virus, il vero nemico di tutti è il virus, il vero nemico di tutti è il virus” e smettere di lisciare il pelo ai negazionisti, alle piazze, diventando persino virologi e proponendo l’idrossiclorochina e le fake news come cura”.
Matteo Salvini e Giorgia Meloni
“Finalmente – aggiunge Faraone – potremmo sperare tutti in una destra più normale, in una opposizione che in emergenza si sforza di essere proposizione. E tifare in un Paese che si unisce, perché la priorità è il benessere sanitario ed economico dei cittadini e non il successo elettorale. Ma loro no. Elezioni, elezioni, elezioni… sono un disco rotto! Possibile che Salvini e Meloni non sappiamo parlare d’altro? La politica è fare qualcosa per la collettività e non una continua corsa alle elezioni, una campagna elettorale che non finisce neppure di fronte ad una pandemia. Spegnete il megafono e date una mano all’Italia”.
L’esponente renziano, dunque, ha scomodato il presidente Mattarella che con quelle parole ha voluto lanciato un messaggio chiaro a tutti. E se Berlusconi ha fatto il primo passo dando un chiaro assist al governo per una unione d’intenti, “sempre per il bene del Paese”, chissà se Matteo Salvini e Giorgia Meloni faranno lo stesso spiazzando Faraone. Perchè in politica mai dire mai. Tutto è possibile e niente è impossibile!
Un atto durissimo quello del presidente del parlamento siciliano, Gianfranco Miccichè che, con un post su facebook, attacca il premier Giuseppe Conte in merito alle decisione di chiudere parzialmente le attività produttive del Paese.
“E’ inspiegabile la decisione del #governonazionale – si legge nel lungo post sul suo profilo facebook – di aver di fatto inflitto il colpo mortale ad un paese che con enorme fatica stava provando a rialzarsi. Le attività commerciali e turistiche, i cinema, i teatri, le palestre, le piscine, i bar, i ristoranti, dopo avere rigorosamente eseguito quanto gli era stato ordinato dal governo nei mesi precedenti, si vedono oggi chiudere tutto. Si tratta di #dpcm emanato da persone IRRESPONSABILI, gente che probabilmente non conosce le città e che non è mai uscita di casa”.
“Non posso tacere davanti ad una decisione che può essere definita delinquenziale. Di fame e di disperazione si muore. Questa volta se gli aiuti promessi dal governo non saranno cospicui ed IMMEDIATI, difficilmente potranno contenere la disperazione della gente. E siamo ormai consapevoli che gli aiuti non arriveranno! Si consultino con qualcuno che capisce perché così ci portano veramente alla rovina del #Paese! Faccio un appello accorato alle persone responsabili – conclude Miccichè – che oggi stanno al #Governo: fermateli altrimenti i veri responsabili sarete voi”.
LE REAZIONI
Interviene la deputata regionale siciliana Marianna Caronia
“Non posso che condividere la preoccupazione del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gianfranco Miccichè per le conseguenze devastanti che l’ultimo DPCM può avere sulla già fragile economia italiana e siciliana in particolare. E’ ovvio che siamo tutti preoccupati per l’andamento dell’epidemia e per la tenuta del sistema sanitario, ma non si possono adottare provvedimenti come quelli di queste ore che chiudono da un giorno all’altro attività economiche, produttive, culturali e sportive dopo che i titolari hanno investito migliaia di euro per adeguarsi a tutte le prescrizioni. Attendiamo il Governo nazionale alla prova dei fatti, sul rispetto dei tempi annunciati per rimborsi e contributi, perché stavolta è in gioco la tenuta economica di tutto il Paese”.
Il governatore della Campania Vincenzo De Luca, nei giorni scorsi, lo aveva già annunciato: “se hai un incremento in termini assoluti di 800 positivi al giorno è evidente che arriviamo alla chiusura di tutto. Non vogliamo drammatizzare, ma vogliamo semplicemente fare un calcolo numerico”. Quindi detto e fatto. Per adesso le scuole rimarranno chiuse fino al 30 ottobre, ma se la curva dei numeri dovesse salire il lockdown in Campania potrebbe essere totale.
Nella nuova ordinanza della Regione Campania,che verrà pubblicata in serata, si vietano le feste, anche conseguenti a cerimonie, civili o religiose, in luoghi pubblici, aperti pubblico e privati, al chiuso o all’aperto, con invitati estranei al nucleo familiare convivente. Sono sospese anche le attività di circoli ludici e ricreativi. È fatta raccomandazione agli Enti e Uffici competenti di differenziare gli orari di servizio giornaliero del personale in presenza. A tutti gli esercizi di ristorazione è fatto divieto di vendita con asporto dalle ore 21. Resta consentito il delivery senza limiti di orario. Queste misure si aggiungono a quelle già disposte nelle recenti precedenti ordinanze, a cominciare dall’obbligo di indossare la mascherina deciso due settimane fa.
“In relazione alla situazione epidemiologica esistente – si legge nella nota della Regione – sono state adottate misure rigorose con il doppio obiettivo di limitare al massimo le circostanze di assembramenti pericolosi in ogni ambito, privato e pubblico, e con l’obiettivo di ridurre al massimo la mobilità difficilmente controllabile.
E in Sicilia la situazione non è certamente delle migliori. Un record con 399 contagi in 24 ore e sette i morti in un giorno, triste record da marzo: cinque in provincia di Palermo, uno nel Messinese e uno nell’Agrigentino. Quattordici sono migranti dell’hotspot di Lampedusa. Altri 24 ricoveri, 21 in regime ordinario e tre in terapia intensiva, per un totale di 520 malati in ospedale.
Il totale dei decessi nell’Isola tocca così quota 350. Attualmente i positivi sono 5.487 (+300), 4.967 (+21) le persone in isolamento domiciliare, mentre i ricoverati sono 468 (+21), dei quali 52 (+3) in terapia intensiva. I casi totali, dall’inizio della pandemia, toccano il numero di 10.691. Sono 92 i guariti rispetto a ieri.
Stigmatizza il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, che invita a mantenere la calma. “La Sicilia in questo momento nella graduatoria nazionale non è in una condizione di emergenza. Credo che siamo al sesto e al settimo posto, ma è chiaro che non siamo neanche rilassati. Stiamo lavorando per avere 900 posti in terapia intensiva, oggi ne possiamo disporre di oltre 300 a fronte degli attuali 40 occupati”.
Oggi si sono registrate sette vittime, cinque solo a Palermo. Due anziani ospiti di una casa di riposo sono morti a Sambuca di Sicilia, nell’agrigentino, dove una cinquantina di persone, tra ospiti e personale della Rsa, si trovano già in quarantena all’interno della struttura e sono stati sottoposti a tampone. E purtroppo nei piccoli centri i casi sono in aumento. Quindi c’è poco da stare sereni ma le raccomandazioni sono sempre le stesse: mascherine, distanziamento e pulizia delle mani col gel disinfettante. Confidando sempre nella responsabilità di tutti. Ma sarà veramente così?
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