E’ un durissimo attacco quello del leader dei cinquestelle, Giuseppe Conte, contro la premier Giorgia Meloni. Il contendere è il famigerato reddito di cittadinanza che la stessa Meloni ha detto voler cancellare per rimodularlo.
“Con questa manovra di bilancio – ha detto Conte in un video sul suo profilo facebook – il Governo Meloni vuole togliere tutto a oltre 600mila cittadini nel 2023: fanno cassa su chi non arriva a fine mese. Non sono numeri su una calcolatrice, sono persone e famiglie. Domani da Napoli parte una serie di incontri nelle città da Nord a Sud per conoscere le loro storie: tutti devono conoscere questa realtà. A chiunque può capitare di trovarsi in difficoltà, lo Stato non può voltare le spalle”.
Fratelli d’Italia si conferma ancora primo partito italiano con il 28% (con una crescita di 2 punti percentuali rispetto al voto del 25 settembre 2022). Seguono il Movimento 5 Stelle al 18% (+2.6%) e il Pd al 17% (-2.1%), poi la Lega con il 10% (+1.2%). Quindi con lo stesso valore, nella quinta posizione, all’8% Forza Italia (-0.1%) e Azione-Italia Viva (+0.2%). Seguono i Verdi al 3.5% (-0.1%), +Europa al 2% (-0.8%) e infine Noi Moderati all’1.5% (+0.6%). Per quanto riguarda le coalizioni, il Centrodestra raggiunge il 47.5% (+3.7%), mentre il Centrosinistra si ferma al 22.5% (-3.6%).
E’ quanto emerge dal sondaggio commissionato dalla trasmissione “Porta a Porta” all’istituto demoscopico Noto. Un trend che mette in evidenza come il partito della Meloni sia saldamente in sella, non sfondando però ancora il tetto del 30 per cento. E il movimento cinque stelle che lo tallona con un gap di 10 punti. Mentre il Pd crolla, la Lega riprende fiato e l’accoppiata Calenda-Renzi aumenta leggermente i consenso. Scende anche Forza Italia e tutta l’area di centrosinistra.
Invece dal versante gradimento, l’Emg pubblica un sondaggio per il programma di Rai3 Agorà che vede ancora Mario Draghi come leader politico più gradito dagli italiani. Secondo la rilevazione, infatti, l’ex presidente del consiglio mantiene intatto il gradimento di fiducia al 54%, mentre l’attuale premier Giorgia Meloni guadagna un punto in una settimana salendo al 47 per cento.
Al 40%, stabile rispetto al sondaggio precedente, c’è il governatore del Veneto Luca Zaia, seguito al 35 per cento dal leader del M5S Giuseppe Conte, che perde un punto. Guadagna due punti, invece, il leader della Lega Matteo Salvini, ora accreditato al 33 per cento, seguito dal governatore dell’Emilia-Romagna nonché aspirante segretario del Pd Stefano Bonaccini, che si trova al 32%.
Berlusconi ottiene il 29 per cento del gradimento degli italiani, Calenda il 23%, Letta in calo di un punto, il 20 per cento, mentre chiude la classifica il leader di Italia Viva Matteo Renzi con il 20 per cento dei consensi.
Una svolta nel caso che ha visto, nei giorni scorsi, al centro delle polemiche il deputato Aboubakar Soumahoro, eletto con l’alleanza Verdi-Sinistra e le attività della cooperativa Karibu, riconducibili ai suoi familiari che adesso è stata messa in liquidazione.
“Gli ispettori hanno trovato i locali chiusi al primo tentativo di accesso, a seguito di diffida hanno avuto finalmente accesso e hanno acquisito la documentazione rilevante della cooperativa” ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso, nel corso il question time alla Camera. “Si è conclusa ieri l’istruttoria con la proposta di messa in liquidazione coatta amministrativa per eccessivo indebitamento. Mi appresto dunque a nominare i commissari liquidatori”.
Per quanto riguarda la cooperativa Aid, gli ispettori del ministero “hanno riscontrato irregolarità non sanabili” e ne hanno “proposto lo scioglimento”, ha aggiunto Urso.
L’Alleanza Verdi-Sinistra Italiana continua a difendere il suo deputato. “Non abbiamo preso abbagli né siamo vittima di una persecuzione. Gli elementi che avevamo a disposizione non facevano pensare che ci fossero questi elementi. Stiamo parlando di una persona non indagata, ci sono tentativi di costruire una narrazione contro i migranti e su questo ci faremo sentire” ha detto il co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, incontrando i giornalisti fuori Montecitorio.
Il caso Aboubakar Soumahoro scoppia a metà novembre, circa un mese dopo il suo ingresso in Parlamento e la sua presenza a Catania per difendere lo sbarco di migranti dalla Ocean Viking.
La procura di Latina apre un fascicolo su due coop, Karibou e Consorzio Aid, la prima gestita dalla suocera, Maria Terese Mukamitsibdo, e l’altra dalla moglie del deputato, Liliane Murakatete. L’indagine è in linguaggio tecnico a modello 45, non ci sono cioè né persone iscritte nel registro degli indagati né ipotesi di reato contestate. È semplicemente in una fase di acquisizione di informazioni.
Tutto parte dalla segnalazione di un sindacato, Uiltcs, per stipendi non pagati a 26 dipendenti delle coop anche per 2 anni e dopo che alcuni minorenni hanno messo a verbale di essere stati maltrattati e privati di acqua e luce nelle strutture delle due cooperative pontine.
Un lavoratore sostiene anche che gli è stato chiesto loro di produrre fatture false per essere pagato. Dichiarazioni vengono acquisite dagli inquirenti (con i pm lavorano i carabinieri), ma anche documenti, screenshot di chat tra dipendenti e vertici delle due cooperative. E anche il materiale prodotto dalle inchieste giornalistiche ha buone probabilità di finire sotto la lente di ingrandimento della magistratura.
E poi ci sono i documenti trovati in 8 sacchi della spazzatura abbandonati nei cassonetti di Sezze, la cittadina laziale in cui ha sede la cooperativa Karibou guidata da Maria Terese Mukamitsibdo, suocera del deputato e presidente del Cda che ha nel board Liliane Murakatete moglie di Aboubakar Soumahoro. Le due coop fanno sapere ai media che i pagamenti non sono solo stati effettuati perché non era arrivato il denaro di appalti, attraverso la prefettura di Latina, da Regione Lazio e dai Comune di Latina e Roccagorga.
Aboubakar Soumahoro e la moglie Liliane Murakatete
A Repubblica moglie e suocera si difendono imputando il mancato pagamento al fatto che non è stato ancora versato dagli enti locali quanto dovuto per progetti e che lui è estraneo alla gestione delle cooperative e non al corrente di ciò che vi accade.
Circa 400.000 euro i debiti retributivi e contributivi delle due cooperative impegnate in progetti contro il caporalato lo sfruttamento organizzati dallo Sprar, Regione Lazio e e altri enti, ma anche a fornire mediatori linguistici e sanitari per l’accoglienza e l’integrazione, secondo Uiltucs.
Karibou secondo indagini de ‘Il fatto quotidiano’ a bilancio a fine 2021 aveva debiti totali per 2,26 milioni di euro, e incassi azzerati rispetto al 2020 chiuso con 2,5 milioni di euro. Consorzio Aid invece ha ricavi per 716.000 euro, una perdita di 65.000 euro e debiti totali per 260.000 euro.
Aboubakar Soumahoro in un post social con video lo ripete: “Non c’entro niente con tutto questo. Non sono né indagato né coinvolto in nessuna indagine dell’Arma dei carabinieri di cui ho sempre avuto e avrò fiducia”.
Una vera e propria marcia indietro del governo Meloni che, nell’ultima manovra finanziaria, aveva tolto le sanzioni per i commercianti così da non poter avere nessun obbligo ad accettare pagamenti digitali sotto i 60 euro e, dunque, non essere sanzionati. Ma adesso la tirata d’orecchie della commissione europea che ha fatto sentire la propria voce per un provvedimento che di fatto avrebbe obbligato qualsiasi commerciante, a negare la transazione per un caffè o per una piccola spesa. Quindi i cittadini, che nella maggior parte pagano attraverso le carte elettroniche, avrebbero dovuto munirsi di contante per pagare fino a 60 euro.
Un ritorno indietro dopo che l’ex premier Draghi, cancellando qualsiasi tetto alle transazioni, aveva lanciato “l’Opa” nel 2021: “Multe agli esercenti che rifiutano transazioni via Pos”.
“Sul tema delle soglie al di sotto delle quali gli esercizi commerciali non sono tenuti ad accettare pagamenti con carte di pagamento – spiegano da Palazzo Chigi – sono in corso interlocuzioni con la Commissione europea dei cui esiti si terrà conto nel prosieguo dell’iter della legge di bilancio”.
Anche il Codacons aveva mostrato contrarietà al provvedimento: “un colpo di spugna che cancella di netto otto anni di battaglie in favore dei consumatori. Una presa in giro per tutti i clienti che saranno costretti, se vogliono effettuare acquisti e pagamenti, a ricorrere al contante”.
Dunque, un boomerang mediatico per il premier Meloni che adesso dovrà trovare una mediazione, per spegnere sul nascere polemiche che potrebbero ancora di più creare possibili diffidi e fratture con i partner europei. Macron docet…
Continua lo scontro tra il governo francese e quello italiano sul tema dei migranti. Ancora una volta l’Eliseo attacca la premier Meloni parlando di “un brutto gesto” da parte di Roma sul caso dei migranti della Ocean Viking, e aggiunge comunque che “l’importante è continuare la cooperazione e non fermarsi qui. Le persone sbarcate a Tolone saranno detratte dal numero che accogliamo quest’anno nell’ambito del meccanismo di solidarietà con l’Italia”.
Sui 234 naufraghi sbarcati a Tolone dalla Ocean Viking, 123 sono oggetto di un “rifiuto d’ingresso” in Francia, afferma il ministero dell’Interno di Parigi.
“Credo che abbiamo mediato bene perché qui Italia e Francia hanno avuto un buon contatto fra di loro”, ha intanto detto la ministra dell’interno tedesca Nancy Faeser, in conferenza stampa a Eltville, alla fine del G7, rispondendo a una domanda sul confronto fra Francia e Italia.
Tutto ciò all’indomani del recente summit del G20 di Bali in cui la premier italiana aveva glissato affermando che “con il Presidente francese non ci è stato modo per approfondire le vicende che ci riguardano, ma non abbiamo bisogno di arrivare a Bali per parlare di questo, ci siamo concentrati su altro”. Questo la dice lunga su quanto siano ormai incrinati i rapporti con Macron, che non ha avuto alcun colloquio con la Meloni.
L’incontro tra la Meloni e Macron prima “dell’incidente” diplomatico sui migranti
“Il sogno migratorio dei giovani dall’Africa deve essere gestito da noi e dai Paesi da cui provengono, non dai trafficanti”, ha detto, parlando della questione migranti, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a Napoli.
“L’Italia ha fatto tornare la giusta attenzione degli organismi d’Europa sul tema. Il piano ruota sulla convinzione che serve ogni azione di fermezza per respingere i traffici illegali nel Mediterraneo, una via su cui siamo d’accordo tutti anche alla luce della indagine della magistratura a Caltanissetta su cosa ruota attorno al traffico di uomini in arrivo dal Nordafrica. La fermezza che vogliamo opporre e mantenere – ha concluso il ministro dell’Interno italiano – deve essere compensata con canali di flussi di ingresso legali e da un corridoio umanitario che noi siamo gli unici che già facciamo in Europa”.
(Fonti: ansa.it, triesteallnews.it e open.online.it)
E’ scontro tra il vicesindaco di Palermo, Carolina Varchi (Fdi) e il segretario generale del Comune, Raimondo Liotta. Infatti, su proposta dalle minoranze in consiglio comunale, il segretario generale del capoluogo siciliano, aveva invitato gli uffici ad adeguare il lessico alle ragioni di genere.
Adesso, invece, Carolina Varchi (FdI) ha trasmesso agli uffici comunali una nota in merito alla questione, lamentando di essere stata “emarginata” rispetto alle decisioni e di nutrire “disinteresse per la modifica della desinenza così come proposta”.
“Si ritiene, infatti, – continua l’esponente di Fratelli d’Italia – che iniziative simili distolgano l’attenzione da un’autentica difesa di diritti e prerogative delle donne che certamente non sono riconducibili all’utilizzo di una vocale in luogo di un’altra ma che richiedono interventi incisivi in materia di sostegno al lavoro femminile, alla parità salariale, alla famiglia (anche mediante l’erogazione di servizi per l’infanzia), al contrasto di ogni violenza di genere, solo per citarne alcuni in un elenco che non ha pretesa di esaustività ma di sola esemplificazione”. “Soltanto se e quando ogni battaglia per l’affermazione completa e compiuta delle pari opportunità sarà vinta, si potrà tornare a dibattere su questioni squisitamente lessicali – aggiunge la Varchi – che nulla tolgono e nulla aggiungono all’affermazione dei diritti delle donne. Chiedo, pertanto, con riferimento alle funzioni ricoperte pro tempore dalla scrivente, che si continui ad utilizzare la locuzione “il Vicesindaco” e “l’Assessore”, diversamente non sarà sottoscritto alcun atto”.
Una Giorgia Meloni appena 19enne esaltava le doti politiche di Benito Mussolini. Era il 1996 e in Italia, due alleanze concorrevano alle elezioni del 21 aprile. La destra con il partito di Silvio Berlusconi, Forza Italia, Alleanza Nazionale e il CDD. La sinistra con il partito di Romano Prodi, il PDS, il PPI e le varie sinistre (coalizione dell’Ulivo).
In un servizio del telegiornale francese Soir 3, Giorgia Meloni viene descritta come una militante molto attiva di Alleanza Nazionale che riprende idee neofasciste. Nell’intervista in francese, la Meloni spiega che Mussolini è stato un buon politico per l’Italia, un’idea (secondo la tv francese) condivisa dal 61% dei militanti di Alleanza Nazionale e da quella di sua madre, Anna Paratore, ex militante del partito fascista MSI e poi di Alleanza Nazionale.
IL VIDEO
(fonte twitter pagina: abolizione del suffragio universale)
“Una panchina per dire no alla violenza di genere” è lo slogan dell’evento che si è svolto oggi a villa Sperlinga, a Palermo, durante il quale è stata installata una panchina colorata di rosso come simbolo contro il femminicidio e in generale per testimoniare l’esigenza di affrontare con fermezza e determinazione il fenomeno della violenza sulle donne.
A organizzare l’iniziativa è stato il deputato regionale del Movimento 5 Stelle, Roberta Schillaci, che è anche componente della commissione Cultura dell’Ars.
“La panchina, posta all’interno di uno spazio pubblico accessibile a tutti i cittadini – dice Schillaci -, diventerà così l’emblema della lotta contro ogni forma di sopruso e discriminazione nei confronti delle donne. Siamo davanti a una emergenza sociale, è un problema culturale, occorre fare tanta prevenzione e formazione – aggiunge – in questo senso fondamentali sono i i centri antiviolenza sul territorio che possono captare i bisogni delle donne. Ma – ricorda Schillaci – nella violenza di genere sono compresi anche gli uomini che possono essere anche loro oggetto di violenza da parte delle donne”.
Alla manifestazione erano presenti la senatrice Cinzia Leone, vice presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e il procuratore aggiunto di Palermo, Annamaria Picozzi, componente della stessa commissione parlamentare, Paola Ganguzza, professore associato di ecologia marina dell’Università e vicepresidente dell’associazione “Donne di mare”, e Hassain Arif, presidente dell’organizzazione umanitaria internazionale “Life and Life”.
Un altro sondaggio, firmato questa volta dall’Istituto #Bidimedia dà vincente al primo turno il candidato del cdx per il Comune di Palermo, Roberto Lagalla. Nei giorni scorsi erano usciti dei dati, sempre da prendere con le pinze, che davano un testa a testa tra lo stello Lagalla e il candidato del centrosinistra, Franco Miceli.
Continuano, dunque, le rilevazioni sulle più importanti città al voto il prossimo giugno. Dopo Padova, Verona e Parma e Genova Bidimedia pubblica quello di Palermo, il maggiore comune del Meridione al voto nel 2022.
Il sindaco uscente è Leoluca Orlando, sostenuto dal centrosinistra, giunto al quinto mandato, il primo nel lontano 1985. Essendo quello iniziato nel 2017 il secondo consecutivo, Orlando non può ripresentarsi in questa tornata elettorale. Il Centrodestra proverà a riconquistare il capoluogo siciliano che ha già governato, da quando esiste l’elezione diretta del sindaco, tra 2001 e 2012, candidando l’ex rettore universitario Roberto Lagalla. A sfidarlo si è formata una compagine con parte del Csx (a partire dal PD) e M5S, che candida Franco Miceli. Corrono invece da soli i partiti liberali del Csx: Azione e +EU sostengono, assieme ad altre civiche, Fabrizio ferrandelli; anche la Sinistra radicale ha scelto la strada della candidatura autonoma con Rita Barbera. Chiudono il parterre dei candidati Francesca Donato, ex eurodeputata leghista no-vax e no-green pass che ha ottenuto alcuni curiosi appoggi trasversali che spaziano dall’estrema destra alla sinistra di Ingroia, e Ciro Lo Monte per Il Popolo della Famiglia e Italexit di Paragone.
Dai risultati del sondaggio risulta molto probabile che Palermo avrà un sindaco eletto al primo turno. Roberto Lagalla, infatti, vola al 48,9% e grazie alla particolare legge elettorale siciliana supera ampiamente la quota necessaria ad evitare il ballottaggio. Franco Miceli si ferma sotto al 33%, lontanissimo dal rivale di Cdx, penalizzato probabilmente anche dalla candidatura liberale di Ferrandelli all’11 per cento. Gli altri candidati, Barbera, Donato e Lo Monte, si attestano tutti tra i 2 e i 3 punti percentuali. Partita quindi che appare chiusa, come possibile vedere subito sotto anche dalla forza delle rispettive liste e coalizioni.
Ricordiamo che la legge elettorale siciliana per le comunali è diversa da quella del resto d’Italia: nell’isola è sufficiente superare il 40% dei voti validi per evitare il ballottaggio ed essere eletti al primo turno. Se due candidati superano la soglia del 40%, vince direttamente chi ottiene più voti.
Intenzioni di voto politiche
Prima di analizzare le intenzioni di voto per le elezioni comunali, ci concentriamo sullo scenario politico della città e sui risultati di eventuali elezioni politiche a Palermo. A differenza delle città del centro-nord fin qui esaminate, in Sicilia il M5S mantiene una solida base di consensi tanto da essere primo partito cittadino con il 20,8%, pur avendo dimezzato la percentuale ottenuta alle scorse elezioni politiche. Molto prossimi al movimento troviamo FdI, in fortissima ascesa negli ultimi mesi, e il PD, anch’esso in ripresa dopo anni di crisi in Sicilia (alle politiche 2018 i Dem ottennero a Palermo solo il 12%). Rispetto a 5 anni fa crolla invece FI che passa da oltre il 20 al 13%. Lega al 8,5% e federazione liberale Azione/+EU sopra ai 4 punti percentuali; piccoli partiti di csx tra 1 e 2%, altre liste all’8% complessivo.
I dati delle liste
Al meridione la composizione e il numero di liste che sostengono i candidati è particolarmente importante; tale tendenza a Palermo è pienamente confermata. Il Centrodestra ha infatti messo in piedi una vera e propira corazzata, con ben 9 liste a sostegno di Lagalla. L’effetto è dirompente, tanto che la coalizione di cdx supera il 50% ottenendo olyre 2 punti in più rispetto al candidato, trainando quindi Lagalla verso la vittoria. FdI sarebbe sia prima lista della coalizione, sia primo partito cittadino con il 14%. L’affluenza prevista è intorno al 50%, in lieve calo rispetto al 52% del 2017.
Il ballottaggio
Nell’improbabile caso che la competizione si trascini fino al ballottaggio, comunque non sembra esserci storia. Roberto Lagalla incrementerebbe ancora il suo vantaggio arrivando al 56% dei voti, lasciando solo il 44% lo sfidante progressista Miceli. L’affluenza in questo caso scenderebbe a circa il 45% in ovvio calo rispetto al primo turno, data l’assenza del traino delle liste.
Probabilità di vittoria e previsioni
I palermitani sembrano essere certi della vittoria del candidato di Centrodestra Roberto Lagalla. Quasi il 59% degli elettori, infatti, ritiene che Lagalla riuscirà a vincere la sfida con i suoi competitori. Viceversa solo il 14% crede alla vittoria dello sfidante Franco Miceli, percentuali ancora più basse per gli altri candidati. La partita sembra dunque essere sostanzialmente chiusa.
E’ un quadro che delinea in modo netto l’ascesa del partito di Giorgia Meloni, che sembra inarrestabile. Lo rivela il nuovo sondaggio Tecnè per l’agenzia DiRE, in cui vengono presentate le intenzioni di voto degli elettori italiani e la fiducia nel governo e nel Presidente del Consiglio Draghi.
Infatti, se si votasse, oggi, al primo posto si confermerebbe Fratelli d’Italia, che supererebbe il 22% dei consensi, in crescita dello 0,3%. Nel centrodestra in lieve crescita al 15,3% la Lega di Salvini, comunque ai minimi da anni, mentre è stabile al 10,7% Forza Italia. Complessivamente l’area di centro-destra, che include anche Noi con l’Italia e Coraggio Italia, ottiene il 49,4% dei voti.
Nel centrosinistra il PD arretrerebbe dalla vetta nelle intenzioni di voto, fermandosi al 21,5%. In calo anche il M5S che si piazza appena al di sotto del 13%. Tra i partiti minori dell’area, Verdi e Sinistra Italiana rimarrebbero in zona 2%. Nel complesso un’eventuale alleanza giallo-rossa potrebbe contare sul 38,4% dei voti.
Al centro invece la situazione è relativamente stabile: la federazione tra Azione e +Europa otterrebbe il 4,6% dei voti, in lieve crescita, mentre Italia Viva di Renzi salirebbe al 2,1%.
Per quanto riguarda la fiducia nel governo, risulta in calo al 46,5%. Non va meglio neanche per quanto riguarda l’approvazione del Presidente del Consiglio Draghi, in diminuzione e che si attesta al 52,8%.
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